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Racconti di Maria Luisa Bandiera — 3 commenti

  1. Audizione
    Filtrava tra le righe della tapparella non completamente chiuse una fioca luce, Alma era da un po’ di tempo che si girava e rigirava tra le lenzuola in un dormi-veglia agitato.
    La sveglia non aveva ancora suonato, lei la guarda:
    “chissà che ora è” si domando ansiosa.
    Si voltò immediatamente verso il comodino per assicurarsi dell’ora effettiva:
    “ sono le sette e venti.“
    Sbuffò con un moto di stizza.
    “È ancora presto la sveglia suonerà alle otto!” – Si fermò un attimo a riflettere ….
    “È veramente tutta la settimana che non riesco a dormire bene, mi sveglio spesso e poi sempre prima che la sveglia suoni … “ e continuò a pensare.
    “Sono agitata me ne rendo conto ed il sonno ne fa le spese …. “
    C’era sempre presente quella tensione incalzante che si faceva sentire man mano che il giorno dell’audizione si avvicinava, l’agitazione si faceva sentire sempre di più.
    “Eh ..… si” – continuò a pensare – “oggi alle 10:00 ho la tanto attesa e altrettanto temuta audizione.”
    C’era sempre quella strana sensazione di paura che dilagava nel cuore e che la teneva costantemente sotto pressione.
    “Oggi è il giorno più importante della mia vita, questa audizione può segnare l’inizio della mia carriera!”
    Si era preparata proprio bene eppure la paura del confronto, di sbagliare, si faceva sentire sempre più pressante! Doveva ogni momento fare i conti con le sue insicurezze, le sue paure del “giudizio” e ancor più di quelle di non essere mai all’altezza della situazione, di non essere abbastanza brava … ma questa volta non dovevano esserci assolutamente incertezze – l’audizione era troppo importante per lasciarsi prendere dal panico ….. –
    Cercò di pensare e provare mentalmente il pezzo che doveva eseguire ma era così agitata che non riusciva a mettere neppure con la sola mente un passo dietro l’altro – allora si disse:
    “No, no è molto meglio che non ci penso, rischio di fare solo pasticci!” – ed ecco che in quel momento il suono della sveglia che non aveva spento la fece sussultare.
    Balzò giù dal letto, si face una rilassante e calda doccia, si preparò la colazione, si vestì e velocemente, quindi in quattro e quattr’otto, era agitata si, ma pronta ad uscire.
    Si face mentalmente il percorso più breve che doveva fare e via corse verso il suo destino ….
    Alle 9:15 arrivò al teatro dove si teneva l’audizione; chiese le informazioni necessarie di dove doveva recarsi e s’incamminò nei vari corridori del teatro per arrivare alla stanza dove bisognava aspettare di essere chiamata.
    Finalmente dopo vari corridoi, arrivò nella stanza adiacente al palcoscenico dove si trovavano già altre venti danzatrici, anche loro in attesa di essere chiamate per l’audizione.
    Erano tutte tese tanto quanto lei, c’era una strana atmosfera che sembrava persino elettrica, quasi la si poteva vedere e tagliare col coltello, la paura e la tensione di tutte si mescolava insieme quasi a creare suono di note stonate.
    Alma si avvicinò ad una delle ragazze:
    “Ciao, io sono Alma” – si presentò
    Ma l’altra ragazza, probabilmente anch’essa troppo presa nelle sue tensioni, neppure le rispose. Decise allora di non farsi coinvolgere dalle tensioni delle altre ballerine e si mise a fare un po’ di stretching nell’attesa.
    Iniziò con una respirazione controllata e quindi focalizzò il pensiero solo sulla sua parte interiore, quella parte di lei che si lasciava trascinare dalla musica e non sentiva null’altro se non le note nelle quali entrare trionfante come una farfalla che fluttua nell’aria agitando le sue tenere ali sottili.
    Avvolta in questi pensieri si ripeté:
    -“Ecco, dentro di me devo essere quando ballo ed è lì che tutto diventa naturale!”-
    Affermò poi ancora a se stessa:
    “È proprio così che avviene!”
    Se lo ripeté per tre volte acquietandosi .
    Man mano che il tempo passava subentrava dentro di lei una immensa calma e tranquillità.
    Ora si, che si sentiva pronta!
    Una voce sonora dal palco chiamò:
    “Signorina Alma tocca a lei!”
    “ Ecco hanno chiamato il mio nome, adesso tocca proprio a me! “ si disse e non notò più quella grande paura che l’aveva tenuta per giorni e giorni tesa come una corda di violino.
    La musica scelta da lei per il pezzo che doveva eseguire iniziò a spandersi nell’aria e lei senza indugi iniziò a danzare come trasportata da un sogno, si legò con le note a volteggiare con esse quasi volando ai bordi del palcoscenico tra una figura e l’altra. Aveva perso tutti i timori di sbagliare e danzando magnificamente terminò esuberante il suo pezzo esattamente sul finire dell’ultima nota, imperiale come una regina!
    Esultava dentro di sé, si sentiva serena e felice nella certezza di aver eseguito il pezzo magistralmente, sentì e colse dentro di sé un’eccezionale certezza che tutto sarebbe andato bene!
    Tornò nel salone di prima ad attendere il responso che sarebbe arrivato poco dopo.

    Nonostante tutto però, nell’attesa, passeggiava molto nervosamente avanti e indietro …
    “È difficile stare calmi!” pensò avendo di nuovo perso il controllo!
    Finalmente portarono il responso che venne appeso su una bacheca nella stanza , – bisognava leggerlo. –
    Si rese conto in quel momento che su quel piccolo foglietto di carta era racchiuso tutto il suo futuro!
    Insieme alle altre, lentamente, col cuore che batteva a mille e sembrava voler uscire dal petto, si avvicinò per leggere i nomi di chi avrebbe fatto parte dalla compagnia.
    E lesse:
    “Alma” – era il terzo nome!
    Esultò trionfante ….. era stata giudicata idonea e l’avrebbero portata in tournée con la compagnia.

    Era serena adesso, aveva lavorato così tanto per questa audizione …. Se lo era proprio meritato!

    Felice tornò a casa e una volta arrivata si sedette a rilassarsi sul balconcino ad assaporare la tiepida carezza dei raggi del sole sul viso e sul corpo di quella bella giornata di fine settembre.

  2. UNA NOTTE DI MAGIA

    Verso l’inizio dell’estate Marco, bambino di 11 anni che viveva in una bella città con i genitori andò a trovare il nonno che viveva in uno sperduto paesino quasi ai confini del mondo per passare le vacanze estive.
    Era tanto tempo che non vedeva nonno Biagio e quasi non lo riconobbe quando lo vide.
    Nonno Biagio era un uomo molto alto e con una corporatura possente, aveva una folta barba che gli contornava il viso lasciando trasparire gli occhi verdi smeraldo come i suoi che probabilmente Marco aveva ereditato da lui.
    Si salutarono, il nonno, i genitori di Marco che lo avevano accompagnato e Marco, si abbracciarono con enfasi tutti, i genitori di Marco si fermarono ancora a pranzo per poi ripartire per ritornare in città. Fu una giornata intensa, chiacchierarono del più e del meno ma poi avendo ancora il lungo viaggio di ritorno da affrontare i genitori di Marco abbracciarono il figlioletto e risalirono in macchina per il ritorno.
    Nonno e nipote avevano ancora il tiepido pomeriggio a disposizione e così il nonno portò Marco in giro nei dintorni della casa per fargli conoscere la sua campagna e i boschi circostanti.

    Per la prima volta Marco, sempre vissuto in città, si trovò ad osservare il magnifico paesaggio dove la natura in quel luogo la faceva da padrona; era enormemente curioso per cui face tantissime domande al nonno …. sulle montagne: che vedeva tanto alte e possenti, sugli alberi chiedendo al nonno i loro nomi e ammirandone i bei colori che in città aveva visto solo nei parchi o in fotografia.

    A Marco piaceva molto fantasticare creando storie strane fuori dal tempo e quello pareva proprio il posto adatto per stimolare la sua fantasia. Aiutò il nonno anche a raccogliere della legna nel bosco, quella bella secca gli aveva raccomandato perché avrebbe bruciato bene nel camino creando un’atmosfera diversa dal solito.
    Tornati in casa, il nonno accese il camino e preparò la cena per entrambi, tanta
    verdura e cose molto semplici utilizzando tutto ciò che la generosa natura poteva offrire loro comprese le uova delle sue galline appena raccolte la mattina presto. Finito di cenare il nonno andò a prendere una scacchiera nell’armadio e chiese al nipotino:
    “sai giocare a scacchi?”
    “Si nonno, gioco sempre con papà e sono anche abbastanza bravo” Marco rispose
    “bene allora “ disse contento il nonno di questo fatto
    “sapremo entrambi come occupare le nostre serate .”
    Iniziarono la partita che si dimostrò molto interessante, Marco era veramente bravo e capace, rispondeva colpo su colpo all’avanzare del nonno, non si risparmiavano i colpi di scena finché ad un certo momento rimasero il nonno con solo il suo re nero e Marco con il re bianco ed un pedone che stava per riuscire ad andare all’ultima casella opposta da dove erano partiti tutti i suoi pezzi per riprendersi la sua regina bianca e a quel punto con grande soddisfazione avrebbe vinto sicuramente dando scacco matto a nonno, il pedone bianco protetto dal suo re diede scacco al re nero, erano tutti messi in obliquo, il re nero del nonno non poté far altro che piazzarsi davanti al pedone bianco impedendo, così facendo, al pedone di prendersi la regina bianca e fu così che a quel punto il pedone non ebbe più la possibilità di muoversi mentre al re bianco non restò che piazzarsi dietro al suo pedone bianco per proteggerlo anche perché quella era ormai l’ultima e unica mossa che poteva fare …. e in questo modo la partita finì in “stallo” perché il re nero non aveva più possibilità di muovere per cui la partita ebbe termine senza vinti né vincitori ed in fondo, (come nella vita) questa era anche una bella cosa ….

    Contenti e soddisfatti nonno e nipote, decisero di andare a dormire .…..
    Stanco della giornata Marco infilatosi sotto le pesanti coperte, chiuse subito gli occhi e si addormentò velocemente o almeno così gli parve!

    Era una serata di luna piena dove la magia, si diceva in quei luoghi, si svegliava dal letargo e prendevano forma tra le ombre di personaggi misteriosi, infatti sulla scacchiera che nonno e nipote si erano dimenticati di riporre iniziarono a muoversi e ad animarsi i ari pezzi.
    I due re e il pedone chiamarono a raccolta tutti gli altri pezzi …. uscirono di casa, s’inoltrarono nel folto bosco che si era già animato di tanti personaggi fiabeschi, il re e la regina “dei bianchi delle nevi eterne” raggiunsero il loro castello là sui monti mentre il re e la regina “dei neri delle valli oscure” avevano lasciato il loro castello volendo dare battaglia ai bianchi credendo che gli avessero rapito la figlia che non riuscivano più a trovare. Qualcuno l’aveva vista cavalcare insieme ad un giovane dei bianchi mentre galoppavano su un veloce destriero verso i monti dei fiori di mille colori.

    C’era grande agitazione da entrambe le parti, era difficile capire se si poteva evitare un feroce scontro …..
    ma …. nessuno sapeva che …

    … la principessa delle valli oscure non era stata rapita, i due giovani si conoscevano ed avevano deciso di andare sui monti dei mille fiori per preparare una bella sorpresa ad entrambi i genitori dei monti e delle valli.

    Essi stavano frequentando da qualche tempo una scuola di magia che si teneva sui monti dei fiori di mille colori ed avevano deciso di allestire, nella terra di mezzo tra i territori dei due regni, uno spettacolo dove avrebbero condiviso con tutti la loro bella amicizia sicuri che questo avrebbe consolidato i rapporti tra i loro genitori che non sempre andavano bene e purtroppo qualche volta si scatenavano liti senza senso con loro grande dispiacere!

    Per fortuna, quello stesso giorno che erano stati visti cavalcare insieme, era l’ultimo giorno del corso che frequentavano ed erano così pronti a mettere in atto la loro sorpresa …. e sorpresa fu anche per loro il fatto che già entrambi i regnanti si trovavano ai confini tra i due regni anche se avevano intenzioni poco amorevoli.
    I due ragazzi però consapevoli della sorpresa che felicemente e appassionatamente avevano preparato, cavalcando velocemente arrivarono appena in tempo tra le due fazioni; ciascuno di loro andò verso i propri genitori spiegando che non c’era nessun rapito e nessun rapitore.
    Non era facile spiegare come erano le cose e placare le ire dei genitori ma ben presto anche se con molta fatica i due principi riuscirono a far comprendere le loro belle intenzioni e per spiegare meglio quello che avevano in mente di fare, la cosa migliore fu quella di mettere immediatamente in pratica tutto ciò che avevano imparato sui monti dei fiori eterni.
    Fu così che senza perder tempo la principessa Annalisa delle valli oscure fece il suo incantesimo di magia verso i regno delle nevi eterne ….
    Ecco che in un attimo sul bianco candore della neve comparvero una varietà di innumerevoli fiori dei più delicati colori, era uno spettacolo invitante a gioire! Nello stesso tempo il principe Serafino delle nevi eterne, lanciò la sua magia sulle valli oscure e immediatamente nella valle ed anche oltre ogni dove, si fece luce splendente:
    tra i due regni, il tempo parve fermarsi, vennero chiamati tutti i sudditi e sotterrate tutte le armi, si allestirono grandi tornei e canti e balli e da quel giorno nei due regni regnò per sempre pace ed armonia.
    Annalisa e Serafino al massimo della felicita si abbracciarono a lungo, le loro speranze erano diventate ora realtà. Quel giorno memorabile, finita la festa, nel buio della notte il re bianco ed il suo pedone insieme al re nero tornarono nella scatola unendosi agli altri pezzi.
    Era già mattina e Marco al canto del gallo si svegliò di buon ora, si alzò per preparare la colazione, si ricordò di un piacevole sogno che gli rammentò che doveva ancora mettere a posto la scacchiera che la sera prima era stata lasciata sul tavolo con i due re e il pedone …” e lui se lo ricordava bene!” … ma, sorpresa, vide che tutti i pezzi erano al loro posto nella scatola, Marco scosse la testa:
    “no è stato solo un sogno” pensò “ avrà riordinato il nonno!”
    “Grazie nonno!” lo ringraziò mentalmente.

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