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IL DIRITTO DI ESSERE ANGELI - sfogliandopoesia.com
 
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Devo trovare la forza che non ho,

rendere un piccolo soffio un urlo

che rumoreggia tra lividi di seta

smorta. Devo trovare la vita nella

roccia dilavata di un pianto antico,

che rende la mia pelle cerea e

smorta un brolo in fiore che palpita,

straboccante di vita, a dispetto

del mio respiro sfranto e pesante.

Temo l’amore che belluino mi

bracca nelle sere autunnali. Si

divincola dall’oblio che lo segrega

per ritornare a quando avevamo

piegato la realtà d’una sera

in cui l’iconoclastico vento,

l’acqua con le sue ondine e il

volto cinereo dei palazzi

hanno ceduto ai nostri voleri.

Ci hanno lasciato soli e nudi

anche se intabarrati, hanno

rispettato i nostri silenzi, senza

che uomo o gatto o pensiero

ordinario passassero, neanche

andando rasente i muri. Che

Iddio abbia voluto tutto ciò per

renderci poi una carne sola,

indivisibili nelle ere. Abbia

voluto tra le brutture di una

civiltà raminga, tenerci legati

e abbracciati e fusi in un bacio

che sapesse di accalmia e burrasca

di crucci e gaudi. Che profumasse

della tua pelle e delle mie lacrime.

Devo recuperare nello strazio

del cuore, nella pegola che mi

osserva da lontano, intimidita

dall’alabarda del mio spirito, con

occhi rapaci, i sorrisi che spesso

pesano più d’un carico che stritola

le giunzioni. Poiché io presto esisterò,

partorito dall’alvo di un sogno

materico, non sarò così frale

da dover stare in un nido irto

di lame, da rifuggire le ombre.

Quindi mi stenderò in una sagoma

d’angelo che porterà consiglio, che

regalerà al crepuscolo stracci

di nubi indaco strascicandole

come coperte nel mezzo del cielo.

Per darti conforto imbottiglierà

polvere di stelle; mi infiltrerò

nell’umido dei tuoi composti deliri,

coprendoti gli occhi con mani

evanescenti e sfilate da simulacro

che attende nell’attimo dell’eternità

la preghiera lieve che lo sollevi

dalla sua dannazione.

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