Un incubo, all’alba…

(che tutte le mie parole siano andate perse, svilite e deturpate. Andrò a cercarle, per medicare loro le ferite)- al mercato delle pulci –

c’è qualche specchio buono
che non ingabbi visi
ormai scaduti
e non rimandi
marchi di sorrisi
con il bruciore intenso
di meduse?

In qualche specchio
sfuggiti a un pugno chiuso
abbandonati soli
e incustoditi
ritroverò i pensieri
anche se in pergamene
sporche e stropicciate
i mezzo ad aliti e vociari
di gente sconosciuta?

Ritroverò almeno
un corteggio intatto
dei miei tanti canti
velieri un tempo bianchi
che un vento amico
possa spiegarmi in chiaro
su selci annerite d’ansia
di pensieri?

O tutto già si trova
in polla di fango
in mezzo a secco d’erba
e ortiche
fetide e macerate?

[dove c’è un fiore
perché amaro d’erba
sta in agguato?]

(Quadro di Rodolfo Marma Mercatino)

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OCCHI SPENTI

Guardo affranta i tuoi occhi spenti
da quel male tuo resi ormai silenti
da un gran dolore sempre stretti.

Soffocata dalla tua immensa tela
negli anni sempre più annientata,
cinta da quell’enorme ragnatela
per sempre bozzolo sei diventata.

Mai le tue dolci ali hai aperto
mai il volo nel cielo hai spiccato,
ogni sentire ti sei sempre negata
ogni emozione hai allontanato,
e quel tuo triste cuore hai lasciato
che da nubi nere venisse avvinto.

L’anima hai tristemente abbandonato
nell’ aridità di un grande deserto
e tra le spine di un rovo di rose
ogni turbamento su di te ha vinto
l’amore per la vita ha distrutto.

Ti guardi allo specchio continuamente
ma mai una volta ti sei realmente
vista, mai realmente ammirata,
dal tuo vecchio io ti sei allontanata
e il mal di vivere ti ha rapita.

Vorrei guarire la tua lacerata ferita
in un abbraccio alleviare il tuo dolore
farti sentire nel bacio la beltà della vita
in piccole emozioni chiamate amore.

Anna Nardelli
(16-10-2016)

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Quel filo… che ti legava al mondo

Autore: mp47pasquino

Mitica il dolore
il tempo
dei ricordi sciama in allegria
a nettar momenti no e l’apatia
cade quando giunge ora
come un treno
che corre e porta via

Senti a volte l’oppressione
dentro giunge come un freno
la paura di dover sbagliare
di quel tonfo sordo
lo schianto
che ti porta a deragliare

Vedi allontanarsi il porto
la certezza di una bitta
da imbrigliare
e le correnti da dover seguire
tra quell’onde ch’è la vita
tutta da dover sorbire.

E… poi
solo poi t’accorgi
che potevi rimediare
che tutto non era mai perduto
e che in fondo c’era
quel filo
che ti legava appeso al mondo.

Poesia inserita il 29/05/2012

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