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Autore: Salvatore Armando Santoro

La razza è lì,

abbandonata sui barconi,

in balia dell’onda immane,

soli col mare

con la sua desolazione.

Il nostro seme

s’è sparso in ogni dove,

seme di civiltà che colonizza,

che porta civiltà col gas iprite,

col suono tenebroso dei cannoni.

Il nostro gineceo sparso pel mondo,

gambe allargate,

virtù sempre violate,

quei geni in ogni dove seminati.

Ma come rondini tarde, a primavera,

son lì su quei barconi

nella promiscuità ammucchiati,

alla ricerca di radici antiche,

l’istinto li comanda e li sospinge,

figli di una progenie squallida e crudele

che gli occhi chiude e non li riconosce,

che oggi ancora in mare li respinge!

 

 

 

Salvatore Armando Santoro

 

Boccheggiano 04/03/2010

 

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Commenti

La Razza — 4 commenti

  1. Testo attualissimo che fa meditare ed interrogare sulle colpe e sulle ragioni viscerali che sono alla base di questa grande emergenza.

  2. Sintetizzare e mettere in poesia certi argomenti rimane difficile, io stesso scrissi qualcosa a proposito di questi tragici eventi e non saprei fare meglio di Cinzia Baldazzi, maestra inconfondibile delle interpretazioni letterarie e senz’altro aggiungere, i miei complimenti vanno anche a Salvatore A. S.

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