SARO (Rosario)

11986578_10205503346398129_4722755656765214278_nSaro di SAntoro
Autore: Salvatore Armando Santoro
Dove sei, Saro, dimmi dove sei?

Dove sono i nostri anni, Saro, dove sono?
Dove sono i nostri passatempi?
Dove le nostre risate prorompenti?

Notti d’agosto povere di luna
nei vicoli privi di lampioni,
tra quelle case vecchie e decadenti,
seduti su gradini traballanti
a raccontare storie inesistenti,
a guardar le stelle sul cielo luccicanti.

“Guarda, guarda, che lunga scia”,
“è una stella morta da tanti anni”,
“e la vediamo adesso, questa notte”?
“Esprimi un desiderio,
fallo ora in gran fretta,
ché la traccia si spegne e non aspetta”.

Notti di cieli tersi,
stelle cadenti,
scie declinanti,
sogni nostri oramai morenti
che nel ciel dell’infanzia si son persi.

Saro, Saro, rispondi, dove sei?
Questa notte sto pensando ai nostri morti,
e tu sei qui con me coi pantaloni corti,
col tuo sorriso franco e giovanile
senza pensieri in testa
come agnelli fuggiti dall’ovile.

Stiamo ridendo, ma siamo anche un po’ tristi
ancora insieme nel buio di Chiesa Pepe
con la campana che ora mesta tace
con le candele spente,
spente come i pensieri in testa,
che s’agitano senza trovar pace,
ma aspettano ancora il dì di festa.

Saro, sei qui con me in questa lunga notte
ti chiamo ma la voce mia non senti,
sei qui nella mia mente,
nei miei occhi lucenti,
parlo con te ma tu non dici niente.

Salvatore Armando Santoro